Olio&Vino: export ok

Coppia d’assi vincente per le esportazioni dell’agroalimentare made in Italy. All’estero consumatori disposti a pagare un prezzo più alto per un prodotto di maggiore qualità

Con un fatturato complessivo che sfiora i 6 miliardi di euro, il vino e l’olio si confermano anche nel 2012 le colonne portanti dell’export agroalimentare italiano di qualità. Due settori del wine&food che nonostante la crisi e l’andamento climatico avverso, hanno fatto segnare una crescita del valore delle esportazioni del 6,5%, per il vino, e del 2,5%, per l’olio extravergine d’oliva.

Per quanto riguarda il comparto del vino, che in Italia coinvolge oltre 383mila imprese, il 2012 ha visto inviare oltreconfine 21 milioni di ettolitri, con un fatturato di 4,7 miliardi di euro (+6,5% sul 2011) a dispetto della contrazione dei volumi dell’8,8 per cento. A trainare il risultato sono stati i mercati consolidati ed emergenti: Stati Uniti (+6% in valore), Canada (+11%), Germania (+4%) e Regno Unito (+5%), ma anche Cina (+15%) e Giappone (+28%).

Anche l’olio extravergine d’oliva italiano, che conta quasi 1 milione di aziende, nel 2012 guadagna posizioni all’estero chiudendo con un bilancio di 378.040 tonnellate esportate, per un valore superiore a 1,2 miliardi di euro, in crescita del 2,5%. A contribuire in maniera determinante alla performance, gli olii di pregio extravergini che rappresentano il 70% delle quote dell’export. Fra i clienti storici si segnalano Stati Uniti (+4% in valore) e Germania (+3,2%); exploit in Russia (+18%), Cina (+18%) e Giappone (+20%).

Il quadro ribadisce il valore aggiunto del prodotto agroalimentare made in Italy sulle tavole di tutto il mondo nonostante la contrazione della produzione dovuta ad un pessimo andamento climatico nel 2012 ( -6,3% in volume per il vino; -12% per l’olio), il fatturato dell’export è comunque aumentato, segno che all’estero i consumatori sono ancora disposti a pagare un prezzo più alto per il prodotto italiano che gode sempre di una maggiore qualità e riconoscimento rispetto agli altri competitor, in particolare verso i nuovi mercati di sbocco ad Oriente, con Cina e Giappone in testa, a testimonianza che vino ed olio ormai vengono percepiti anche in queste aree come un unicum del “mangiar bene” italiano.