Sounds of Wine

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La scienza conferma: ascoltare musica durante la degustazione influenza positivamente la percezione del vino

 

Vogliamo spendere qualche parola sulle prospettive che ci hanno spinto a valorizzare l’abbinamento vino-musica. Nel panorama delle iniziative culturali non mancano certo quelle che legano il vino alla musica, dove per altro proprio uno dei membri del nostro staff è stato l’artefice della nuova manifestazione dell’Estate Romana che nella suggestiva cornice del Chiostro di San Pietro in Vincoli ha dato vita a “Jazz&Wine” che propone vino e musica internazionale di qualità.

Ma le iniziative legate a “Sound of Wine” hanno una prospettiva diversa e una dimensione decisamente più profonda. Un privilegio riservato ai soci dell’Angolo di Vin@mor che potranno attraversare un nuovo percorso sensoriale alla scoperta di nuovi accordi. Un approccio innovativo che supera i confini della sfera culturale per inoltrarsi a piccoli passi nell’ambito scientifico.

La storia ci insegna che musica e vino hanno origini lontane e comuni. Troviamo tracce di una sorta di strumenti musicali già nel neolitico, proprio quando la casuale scoperta della fermentazione naturale della vite spontanea diede origine ai primi degustatori ancestrali. I reperti fossili di tralci di vite risalgono a 2 milioni di anni fa ma possiamo iniziare a parlare di vino solo da circa 7000 anni, epoca a cui risale la giara di terracotta del 5.100 avanti Cristo rinvenuta in Iran, che conteneva una sostanza secca proveniente da grappoli d’uva ed aveva una capacità di 9 litri. La produzione di vino su larga scala è invece iniziata intorno al 1.700 avanti Cristo nell’antico Egitto, ma dobbiamo attendere l’antica Grecia per trovare un primo sistema teorico di organizzazione dei suoni collegato a precisi riferimenti estetici e per assistere alla nascita della vera e prorpia cultura del vino come la viviamo ancora oggi.

Una sorta di specie in continua evoluzione originate da una cultura comune. Musica e vino vengono percepiti come due mondi paralleli che da sempre trovano occasioni per contaminarsi. E noi siamo da sempre favorevoli a degustare il vino ascoltando musica. Questo perché la musica è un fattore che favorisce la distensione. E per percepire un vino occorre essere distesi, molto diverso dal bere vino per distendersi.

Proprio come per l’abbinamento cibo-vino anche quello vino-musica si presta ad infiniti accordi, sempre diversi e dettati da specifiche sensibilità. Incontri definiti dal conoscere e dal sapere, esperienze sensoriali dettate dalle regole o dalle improvvisazioni che alimentano il proprio e personale senso del gusto.

Ma al di là delle proprie senzazioni su questo tema finalmente si è espressa anche la scienza. Per la prima volta un gruppo di ricercatori britannici ha dimostrato che la musica influenza il gusto. Il team della Heriot Watt University di Edimburgo guidato dal professor Adrian Nord non ha dubbi, siamo di fronte ad una svolta radicale: «All’interno della comunità scientifica è ampiamente riconosciuto che la musica influenza il comportamento, ma questa è la prima volta che è stato scientificamente provato che la musica può influenzare la percezione degli altri sensi e cambiare il modo in cui il vino si gusta».

La ricerca del dipartimento di psicologia applicata è incentrata sulla teoria del priming cognitivo, che ha dimostrato come la musica stimoli delle aree specifiche del cervello. Ora è stato dimostrato che quando degustiamo il vino ascoltando la musica queste aree del cervello risultano particolarmente attive e influenzano enormemente la degustazione. «La ricerca ha dimostrato – ha sottolineato il professor Adrian Nord – per esempio che quando si ascolta un certo tipo di musica, un vino come il Cabernet Sauvignon viene percepito al 60% più potente, ricco e robusto rispetto a quando si degusta senza la musica».

Non è poi così lontano il tempo in cui nei ristoranti stellati troveremo liste di vino con i loro ideali abbinamenti musicali. Per ora le prime e uniche indicazioni dal valore scientifico sono solo quelle risultate dalla ricerca dell’università scozzese, che oltre a raccomandare l’accompagnamento di uno Chardonnay con il brano “Atomic” di Blondie, la canzone “Sitting on the Dock of the Bay” di Otis Redding per un Merlot, la versione di Jimie Hendrix di “All Along the Watchtower” per gustare al meglio un Cabernet Sauvignon, sta continuando la sua ricerca approfondendo gli aspetti che riguardano l’influenza della musica nel processo di vinificazione.

Per evitare speculazioni commerciali su questo nuovo importante studio. i ricercatori hanno mantenuto il più assoluto riserbo. Le uniche rivelazioni riguardano il fatto che la ricerca durerà diversi anni, che viene condotta in tutti i continenti e che in una azienda cilena ora si suonano canti monastici nella convinzione che queste dolci vibrazioni miglioreranno la qualità del prodotto.

Per conoscere i risultati occorreranno quindi diversi anni e per ora sappiamo solo un’altra cosa. Se oggi dei pionieri appassionati si incontrano per compiere insieme i primi passi di una nuova era della degustazione e lo fanno in una zona industriale a nord della città eterna, significa che ormai le distanze tra la razionalità del mondo anglosassone e l’emotività mediterranea si sono decisamente ristrette.